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La storia di Carlotta Bertin continua a far parlare. A una settimana dalla finale di MasterChef Italia 15, la giovane cuoca piemontese ha trovato un nuovo equilibrio. Ha trasformato la delusione del secondo posto in una forza calma. E oggi racconta con sincerità cosa ha significato vivere quel percorso intenso, pieno di prove difficili, scelte coraggiose ed emozioni forti.
Un secondo posto che pesa, ma non ferisce più
Subito dopo il verdetto, Carlotta aveva gridato «Ho fallito». Era lo sfogo di una serata tesa e piena di pressione. Oggi però quel giudizio non la rappresenta più. Racconta che si trattava solo di un momento carico di emozione. A mente fredda vede il suo percorso come una vittoria personale. Lo dimostrano i risultati: ha conquistato quattro Mystery Box, ottenendo anche una Golden Pin e una Green Pin, e ha superato ben tre Pressure Test. Un cammino tutt’altro che semplice.
Un menù nato a metà percorso e guidato dalla semplicità
L’idea del menù finale è maturata presto. Carlotta voleva un filo conduttore chiaro: usare ingredienti semplici o considerati “poco nobili”, come il cinghiale, per trasformarli in piatti sorprendenti. Voleva dimostrare che non servono materie prime pregiate per emozionare davvero.
La finale però ha avuto un momento amaro. La cuoca biellese ha infatti dimenticato la mela nel dessert. Un errore che l’ha fatta arrabbiare molto. Ma è stata compensata dalla grande soddisfazione per il suo piatto di cinghiale, legato al ricordo del nonno cacciatore.
L’arrivo di chef Pavan e quei fiori da cucinare
Uno dei momenti più sorprendenti è stato l’ingresso di chef Pavan in cucina. Carlotta prima non ha capito. Poi ha sentito l’urlo del fidanzato Nicolò e ha realizzato che quei fiori non erano un regalo. Erano ingredienti da trasformare. Ha scelto la strada della semplicità, richiamando una ricetta della nonna. E ottenere un complimento da lei, racconta, è stato speciale.
Le emozioni forti e un temperamento difficile da contenere
Tanti spettatori hanno notato le esultanze plateali di Carlotta. Lei ammette di essere molto emotiva. L’urlo è una liberazione dopo uno stress forte. Ma ricorda che in tv si vede solo una parte di sé, non l’intero carattere.
Il rapporto speciale con Teo e il fair play in finale
Lei e Teo Canzi hanno dichiarato più volte di voler arrivare insieme in finale. La stima reciproca nasce dalla determinazione di entrambi. Non hanno mai voluto vivere il confronto con aggressività. Anzi, si sono persino coordinati sui tempi delle portate.
Le rivalità, le amicizie e un’edizione più ricca del previsto
Chi parla di edizione scontata, secondo Carlotta, si sbaglia. Sottolinea l’importanza dell’arrivo di chef Pavan e chef Perbellini. E cita alcuni concorrenti che secondo lei avrebbero meritato ancora di più: Matteo Rinaldi, Nicolò, Alessandro e Matteo Lee. Con Dounia, nonostante qualche attrito iniziale, oggi tutto è chiarito.
Cannavacciuolo come un padre
Se dovesse scegliere un giudice con cui lavorare, Carlotta non ha dubbi: Antonino Cannavacciuolo. Dice che per lei è stato quasi un padre. L’ha spronata nei momenti più duri, come durante la prova di Massari, quando le ha chiesto se fosse un bluff. Quel confronto l’ha accesa, l’ha fatta ripartire.
La forza di Nicolò e il sostegno della sua famiglia
Durante la finale il pubblico ha conosciuto il suo fidanzato. Carlotta dice che senza Nicolò non avrebbe mai avuto il coraggio di iscriversi a MasterChef. Vivono insieme da tre anni e lui è stato un sostegno continuo. Importante anche la presenza della sua futura suocera, Carola, descritta come una vera amica.
Dopo MasterChef: emozioni nuove e qualche incertezza
La notorietà è arrivata, anche al supermercato. Ma il vero cambiamento è interiore. Riguardandosi in tv, Carlotta ha capito che ci sono lati del suo carattere da ammorbidire. Oggi dedica gran parte delle giornate alla cucina.
Le critiche sui social? Le ha lette, poi ha deciso di ignorarle. Sa quanta fatica e quanta passione ha messo nel suo percorso.
Uno sguardo al passato e uno al futuro
Alla Carlotta bambina direbbe di continuare a sognare. Perché i risultati arrivano. È partita dalle scuole medie, quando tornava a casa e inventava sughi con ciò che trovava in frigo.
Ora il sogno è chiaro: aprire un home restaurant con Nicolò. Ma prima vuole crescere in cucina, fare gavetta e imparare ancora. Perché il suo percorso, in fondo, è appena iniziato.











